Ansietà per il futuro

 

“ Non siate dunque con ansietà solleciti, dicendo: Che mangeremo? Che berremo? O di che ci vestiremo? Poiché sono i pagani che ricercano tutte queste cose e il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Ma cercate prima il regno di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. Non siate dunque con ansietà solleciti del domani; perché il domani sarà sollecito di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno “ (Matto 6:31-34)

L’ansietà per il futuro caratterizza sempre più drammaticamente l’esistenza degli uomini d’ogni età. Gli agi tecnologici, portatori di grandi opportunità per il miglioramento della vita materiale, hanno anche inevitabilmente indotto a stimare quali beni necessari tante cose che, per quanto utili, sono in realtà veri fattori aggiuntivi, per nulla indispensabili alla sussistenza ed alla soddisfazione interiore della creatura umana. La questione, tuttavia, è più profonda poiché gli stessi bisogni quotidiani dei nostri corpi non dovrebbero precedere i più importanti traguardi eterni dell’anima. Il Signore Gesù, pertanto, esorta a non ricercare soluzioni superficiali per una sollecitudine che affonda le radici in enormi lacune del rapporto che l’uomo ha con Dio.

Ristabilire le priorità
La condizione del peccatore, separato da Dio, ovvero spiritualmente morto, è tale che la sua unica prospettiva, a prescindere da miserie o fortune materiali, rimane la perdizione eterna. Infatti: “E che gioverà egli a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?“ (Matteo 16:26). Chi non “risolve” la necessità della riconciliazione con la giustizia di Dio attraverso il rimedio da Lui stesso offerto, cioè il Redentore Gesù Cristo, mancherà sempre di piena e duratura certezza per il futuro. Le persone avvertono oltremodo pressanti le naturali incombenze “primordiali” perché non si preoccupano nella giusta misura e maniera delle vitali necessità spirituali. Purtroppo, la loro sollecitudine stabilisce un ordine di urgenza saturato dalla sola sfera terrena, così salvare la pensione, ad esempio, certamente pensiero ben legittimo, diviene preoccupazione più importante che scampare la propria anima, problematica relegabile a “quando avremo tempo”, il che spesso significa “mai” ……
I redenti, invece, avendo realizzato gli effetti benefici del proprio riscatto spirituale, godranno pace anche tra le angustie delle vicende terrene. Cristo stesso ha promesso a quanti confidano in Lui: “ Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti “ (Giovanni 14:27).
La certezza della salvezza, dunque, è fonte della speranza celeste e di una tale profonda sicurezza che possono ridimensionare e circoscrivere ogni comprensibile preoccupazione terrena.

Sottomettersi al regno di Dio
L’imponderabile della vita sfugge a noi, non all’ Onniscente Governatore dell’universo! Il Padre celeste sa e può ogni cosa, soprattutto vuole sempre il supremo bene dei Suoi figli. La Sua onnipotenza, però, non è una risorsa che possiamo manovrare per raggiungere i nostri obiettivi, bensì è la capacità esecutiva della perfetta e saggia autorità divina alla quale dobbiamo sottometterci senza riserve.
Per combattere l’inquietudine non serve affannarsi ad avere il controllo su tutto: resteremmo comunque nell’ansietà e nell’insoddisfazione. Occorre premurarsi, piuttosto di mettere tutto noi stessi, iniziando dai pensieri e dai sentimenti, sotto il controllo del Signore !!
Chi confida nel Signore godrà la Sua pace soprannaturale, che supera ogni risorsa razionale, ogni umana intelligenza (cfr. Filippesi 4:7); “ ma gli empi sono come il mare agitato, quando non si può calmare e le sue acque caccian fuori fango e pantano. Non v’è pace per gli empi, dice il mio Dio “ (Isaia 57:20-21). La ribellione, seppur sottile, alla Parola del Signore causa insicurezza,apprensione di castigo, sentimenti traballanti …. Il problema di fondo non è in quello che sfugge agli uomini, ma nel fatto che essi sfuggono per sfiducia alla benevola volontà di Dio. Per questo è scritto: “ Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché Egli v’innalzi a suo tempo, gettando su Lui ogni vostra sollecitudine, perch’ Egli ha cura di voi “ (I Pietro 5:6-7)

Portare i pesi quotidianamente
Affermare in modo asettico che non ci si deve preoccupare di nulla, può facilmente celare un’impropria inerzia priva di obiettivi, un idealismo fuori dalla realtà, anche da quella biblica. Certe tensioni costituiscono come delle “molle vitali“ che il Creatore stesso ha posto nella natura umana, affinché possiamo reagire dovutamente alle “scadenze“ dell’esistenza ed impegnarci nell’adempimento dei doveri, partendo da quelli verso Dio (cfr. Matteo 19:16). Certi pesi occupano naturalmente i nostri pensieri. Il punto è che essi non devono invadere la mente e dominarla! Occorre coltivare una sana relazione con Dio, dare il giusto spazio alla sua Parola affinché nessuna preoccupazione degeneri in un angoscia che porta a stati depressivi oppure nella licenza per una condotta inconsulta ed immorale o esclusivamente materialistica. Un errore comune è quello di caricarsi già il peso di problemi ipotetici o che ancora non si possono affrontare. Alcuni finiscono così oppressi da pensieri bui e snervati da ciò che forse possono provvedere ma non cambiare o gestire, compiono non di rado gesti insani. “….Basta a ciascun giorno il suo affanno …..” (Matteo 6:34), Gesù vuole che le nostre preoccupazioni siano occasioni per esercitare fede, pregare, esaminare il proprio cuore dinanzi alla gloria di Dio e cercare la consolazione divina. Ecco come il Salmista può proclamare, per esperienza: “Sia benedetto il Signore! Giorno per giorno porta per noi il nostro peso: egli ch’è l’Iddio della nostra salvezza” (Salmo 68:19).
Le necessità previste o permesse da Dio ci portano ad una sana, quotidiana dipendenza dal Signore, ad una comunione che eleva la nostra anima, mentre l’ansia si depone ed ogni cosa riassume la sua corretta dimensione. “Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie“ (Filippesi 4:6).

Pesi che non schiacciano...
I pesi che schiacciano sono quelli che Dio non ci chiama a portare, quelle preoccupazioni mondane che ci si assume per la fretta di conseguire delle mete senza preoccuparsi di seguire il Signore. Gli affanni che soffocano sono sempre il triste prodotto dell’ignoranza sulla volontà di Dio e, quindi, di una distorta sensibilità religiosa e morale. Dio conosce tutte le tue necessità fisiche e materiali. Tu conosci i tuoi bisogni spirituali in vista dell’ eternità?
 


Alessandro Cravana

 

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