Curàti dalla paura

“Ma ora così parla l'Eterno, il tuo Creatore.... Non temere....”  (Isaia 43:1)

 

Il brano biblico citato è parte del messaggio divino rivolto a Israele, tramite il profeta Isaia, sulla futura cattività in Babilonia, conseguenza della disubbidienza. Esso contiene la promessa della cura di Dio verso il Suo popolo durante e dopo l'esilio.

Dio rassicura Israele a non aver paura, perchè Egli è in grado di far ritornare gli esuli nella terra promessa.

Il messaggio biblico è ricco di parole che, lungi dall'avere lo scopo di riempire pagine, sono scaturite direttamente dalla “bocca” di Dio per curare il cuore impaurito di chi giace nelle difficoltà.

Spesso, quando si attraversano delle difficoltà o delle circostanze sfavorevoli, l'uomo deve fare i conti con i timori.

La paura è un nemico che giunge improvvisamente e riesce a far vedere la realtà già difficile, ancora più tragica. Il cuore dell'uomo, a causa della paura, si smarrisce ed inizia a nutrire forti dubbi, anche nei confronti di Dio. La paura produce nella vita diverse problematiche, dalle notti insonni agli stati di ansia e di panico, ai momenti di agitazione e di nervosismo.

Tutto questo influisce anche nelle relazioni con gli altri, talvolta al punto da incrinarle.

Il Signore cura i timori del credente con la Sua Parola, Egli si rivolge direttamente al cuore impaurito con la potenza del Suo messaggio: “Non temere...!”. L'espressione è la stessa utilizzata da Gesù quando i discepoli si trovano nella tempesta (cfr. Matteo 14:27).

 

“Non temere... tu sei mio!” (43:1)

Quest'affermazione divina dà al credente la certezza che supererà il momentaneo dubbio, frutto del timore di non appartenere a Dio. Israele non doveva avere paura perchè Dio l'aveva riscattato dalla schiavitù d'Egitto con un'azione potente. Israele, liberato dal giogo del faraone, era diventato proprietà di Dio.

A rafforzare il concetto di proprietà vi è qui l'affermazione divina: “Tu sei mio”.

Il credente non deve dimenticare che in Cristo è stato redento dalla schiavitù del peccato e che, per questo, è diventato proprietà di Dio. Ogni uomo difende ciò che gli appartiene, così Dio difende e protegge ciò che è Suo.

La paura svanirà quando al cuore del credente risuonerà la dolce voce dello Spirito di Dio, che sussurra: “Tu sei mio!”.

A questo proposito, l'apostolo Paolo scrive ai credenti di Roma: “Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio” (Romani 8:16).

 

“Non temere... io sarò con te” (43:2)

Il Signore cura la paura d'Israele assicurandogli la Sua presenza.

Quante volte, da bambini, siamo andati da nostro padre o da nostra madre in preda alla paura dell'oscurità. La cura che ci hanno prestata è stata semplice ed efficace; non hanno fatto altro che parlarci ed assicurarci la loro presenza con una semplice frase: “Adesso siamo con te, non aver paura!”.

La voce e la presenza dei genitori hanno prodotto immediatamente quella serenità necessaria per gustare un sonno tranquillo.

Dio si rivolge ad Israele per garantire la Sua presenza durante le difficoltà, che nel brano biblico sono simboleggiate dall'acqua e dal fuoco. In ogni difficoltà il Signore sarà con il credente. Egli non gli eviterà fiumi da attraversare, ma l'aiuterà a superarli, così come non evitò ai tre amici di Daniele la fornace ardente, ma li liberò dal fuoco.

Il Signore, che è fedele alle Sue promesse, adempì in favore dei tre giudei questa parola: “quando camminerai nel fuoco, non ne sarai arso, e la fiamma non ti consumerà” (Isaia 43:2). Le avversità che si presentano nel cammino della vita possono produrre timore, ma la presenza di Dio allontana la paura e non permette al fuoco, e nemmeno alle acque, di travolgere i Suoi.

 

“Non temere... io ti amo” (43:4)

Israele non doveva avere alcun timore perchè era l'oggetto dell'amore di Dio.

Spesso, in preda alla paura, dubitiamo dell'amore di Dio, ma Egli non rinnega Se stesso, perchè è amore (cfr. Giovanni 4:8).

il Suo amore è immutabile nel tempo, efficace ed autorevole sulle circostanze. Dio promette di far ritornare Israele in Palestina dalla cattività, per farlo utilizzerà una sola parola: “Dirò al settentrione: “Dà!” e al mezzogiorno: “Non ritenere...” (Isaia 43:6).

Il fatto che si attraversano i fiumi o le fiamme ardenti della prova, non significa che Dio non ama, anzi proprio in quelle circostanze si scoprirà quanto l'amore di Dio sia grande e immenso. Israele sarebbe andato in esilio, ma avrebbe conosciuto ancora una volta l'amore di Dio.

 

Timori e paure si affacciano lungo i cammino della vita, ma possono essere vinti attraverso la fede, che permette di credere nell'efficacia della Parola di Dio quando ricorda l'appartenenza, la presenza e l'amore del Signore verso chi confida in Lui.

 

Antonino Manuguerra    

 

 

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