La potenza del perdono di Dio…

A lui rivolse le sue preghiere ed egli s'arrese ad esse, esaudì le sue supplicazioni,… Allora Manasse riconobbe che l'Eterno è Dio”. (II Cronache 33:13)

 

 Dio “si arrese…”, un espressione che se letta superficialmente può suscitare una certa perplessità; come può Dio arrendersi? Infatti secondo la lingua italiana, arrendersi significa consegnarsi al nemico, darsi per vinto, cedere, piegarsi al potere di un altro.

Quando però leggiamo che Dio si arrese alle preghiere di Manasse, non significa che, non potendo più competere con lui dovette dichiarare la Sua sconfitta, perché  Egli è L’Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, nessuno può competere con la sua potenza, “Da te vengono la ricchezza e la gloria; tu signoreggi su tutto; in tua mano sono la forza e la potenza, e sta in tuo potere il far grande e il render forte ogni cosa”. (I Cronache 29:12);  “…ho udito questo: che la potenza appartiene a Dio…”  (Salmo 62:11)  Può allora Dio “arrendersi”? Può Egli “cedere”?

Manasse aveva fatto ciò che è male agli occhi dell’Eterno, si era abbandonato intermente a fare il male; all’idolatria, si dette alla magia, agli incantesimi, alla stregoneria, aveva istituito quelli che evocavano gli spiriti e degli indovini; tutte cose in netto contrasto con la volontà di Dio: “Non si trovi in mezzo a te chi faccia passare il suo figliuolo o la sua figliuola per il fuoco, né chi eserciti la divinazione, né pronosticatore, né augure, né mago, né incantatore, né chi consulti gli spiriti, né chi dica la buona fortuna, né negromante ; perché chiunque fa queste cose è in abominio all'Eterno; e, a motivo di queste abominazioni, l'Eterno, il tuo Dio, sta per cacciare quelle nazioni d'innanzi a te”. (Deuteronomio 18:10-12).

Manasse aveva peccato in molti modi, provocando così ad ira il Signore; come se ciò non fosse abbastanza, nel suo sviamento trascinò anche il popolo.  Di fronte a tutto ciò la domanda si rafforza: Come può Dio arrendersi davanti a un tale uomo?

Una versione della Bibbia (Diodati), dice che Dio “fu placato inverso lui”. Questo non significa che Dio sia debole, ma al contrario; vuol dire che c’è potenza nel Suo perdono, che tutti coloro che vanno a Lui nel nome e per i meriti del Suo Figliuolo Gesù e riconoscono il proprio peccato, scoprono che Egli è misericordioso, trovano giustificazione, perdono e redenzione; “…il pubblicano, stando da lungi, non ardiva neppure alzar gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: O Dio, sii placato verso me peccatore! Io vi dico che questi scese a casa sua giustificato…” (Luca 18:13-14).

Come possiamo realizzare nella nostra vita la potenza del perdono di Dio? Quand’è che Egli “cede”e “si arrende”alle nostre supplicazioni?

 

Egli “cede” con chi cede

Quando egli fu in distretta, implorò Il Signore, suo Dio…”. Non riceverà nulla quel tale che va davanti al Signore presentando se stesso, la sua giustizia, i suoi meriti, tantomeno coloro che oppongono resistenza, che non cedono, non si arrendono all’amore di Dio, non si sottomettono a Colui che desidera salvare ed operare nella vita dell’uomo penitente, ma al contrario si pongono davanti a Lui come se Egli dovesse loro qualcosa;  “Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio.  Non è in virtù d'opere, affinché niuno si glori”. (Efesini 2:8-9).

L’uomo che cede e nella sua personale “angoscia”, Lo implora; chiede grazia e aiuto supplicando, piangendo. Chi cerca Il Signore Lo trova perché Lo avrà cercato con tutto il cuore; “Quest'afflitto ha gridato, e l'Eterno l'ha esaudito e l'ha salvato da tutte le sue distrette”. (Salmo 34:6).

Cedere davanti a Dio significa anche essere disposti a sottomettersi alla Sua volontà, a quanto Egli comanda nella Sua Parola; fu ciò che fece Manasse non appena ricevette il perdono Divino.

Dio non può manifestare la Sua grazia, il Suo perdono verso coloro che non hanno nessuna intenzione di ubbidire alla Sua voce, mentre il Suo sguardo amorevole è su coloro che amano La Sua Parola;  “Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui ch'è umile, che ha lo spirito contrito, e trema alla mia parola”. (Isaia 66:2)

 

Egli “cede” con chi si umilia

“…si umiliò profondamente davanti a Dio…”. Dio non vuole umiliarci, ma ci vuole umili.

Umile è colui che riconosce ciò che Dio è, e ciò che invece lui stesso è, cioè chi è consapevole dei propri limiti, non si inorgoglisce e frena ogni moto di superbia. “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché Egli v'innalzi a suo tempo” (I Pietro 5.6).  Occorre umiliarsi davanti a Dio in maniera profonda, mettere completamente da parte il proprio orgoglio, non sentirsi meglio degli altri, ma credere nella Parola di Dio la quale afferma che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”.

La Bibbia dice che dopo Manasse il regno fu dato a suo figlio Amon, il quale anch’egli fece ciò che è male agli occhi dell’Eterno, ma viene detto di lui che a differenza di suo padre “egli non s’umiliò dinanzi all’Eterno, come si era umiliato Manasse suo padre; anzi Amon si rese sempre più colpevole” (II Cronache 33:23).

Chi pensa di meritare qualcosa da Dio, non riceverà nulla da Lui, chi invece confessa la propria indegnità riceverà benedizione abbondante. Chi si accosta a Dio deve essere consapevole che Egli ascolta gli umili, li soccorre, li innalza, li onora, ed essi ricevono grazia. L’umiltà produce ricchezza, gloria e vita; “Il frutto dell'umiltà e del timor dell'Eterno è ricchezza e gloria e vita”.  (Proverbi 22:4)

 

egli “cede” con chi lo prega

“a Lui rivolse le sue preghiere…”. Quando Manasse si rese conto del proprio peccato, si rivolse al Signore e non ad un uomo, fu consapevole che Dio non ha bisogno di intermediari, Egli è pronto a fare del bene a coloro che confidano il proprio bisogno a Lui e a Lui solo.

Dio è buono, grande in benignità; ha manifestato il Suo grande amore e “non ha risparmiato il suo proprio Figliuolo, ma l'ha dato per tutti noi”, come non ci donerà egli anche tutte le cose con lui? (Romani 8:32). Perciò, tutti coloro che vanno a Lui e Lo pregano poggiando la loro fiducia sul Suo Amore e sulla Sua compassione, scopriranno di essere accolti, ascoltati, amati. Manasse realizzò tutto questo, possa farlo ciascuno di noi, Dio ascoltò la sua preghiera, ed egli scoprì un aspetto di Dio che prima non conosceva; conosceva la giustizia di Dio, ciò che Egli gradisce e non gradisce; ma ora, mentre Lo prega a apre il cuore davanti a Lui sperimenta quanto Dio stesso dice nella Sua Parola: “Torna, o infedele Israele, dice l'Eterno; io non vi mostrerò un viso accigliato, giacché io son misericordioso, dice l'Eterno, e non serbo l'ira in perpetuo” (Geremia 3:12).

Infine, Dio è pronto a “cedere” quando chi si accosta a Lui in preghiera riconosce e crede che Egli è Colui che può ogni cosa e che nulla gli è impossibile, “perché “chi si accosta a Dio deve credere che Egli è e che è il remunerato di quelli che Lo cercano” (Ebrei 11:6).

 Dio è Il Sovrano, Creatore di ogni cosa; mentre ogni  uomo è un indegno peccatore, proprio come Manasse. Nonostante ciò, Dio, che è amore, ancora oggi è pronto ad “arrendersi”, a  “cedere” con chi cede davanti alla Sua gloria, si umilia al Suo cospetto, Lo prega per i meriti di Cristo, fiducioso nella Sua risposta.

Samuele Faia

 

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