Raggiungere Gesù

“…venne per di dietro fra la calca e gli toccò la veste…”  (Marco 5:21-34)

 

Viviamo in un mondo caotico; caos a livello religioso, sociale, politico, economico, ecc…

Caos che non è solo esterno all’uomo, ma che ha ormai raggiunto i pensieri, le emozioni, i sentimenti, l’intero essere.

Forse anche quella cui fa riferimento il testo era una giornata caotica, ma in mezzo a tanta confusione c’è una donna (afflitta anch’ella da caotici pensieri) che si propone però di raggiungere Gesù e di toccarlo.

Apparantemente non è il momento più opportuno, non sembra il giorno giusto, il modo adatto, ma per lei quella è un occasione da non perdere: Raggiungere Gesù.

Benchè viviamo in un mondo di incertezze, Gesù è e resta l’unica certezza. Egli è Colui che non delude coloro che vanno a Lui, in mezzo alle tempeste della vita, Cristo è il “faro” che guida al “porto sicuro”.

Raggiungere Gesù significa trovare salvezza, perché Egli ha pagato il prezzo del nostro riscatto; raggiungere Gesù vuol dire trovare pace vera e gioia profonda; significa trovare guarigione.

L’episodio narrato dal Vangelo, ci narra di una donna ormai malata da dodici anni e che “…molto aveva sofferto da molti medici, e aveva speso tutto ciò che possedeva senza nessun giovamento, anzi era piuttosto peggiorata…”,  e ci dimostra che è possibile raggiungere Gesù, occorre farlo però  nel modo con cui ella lo fece.

 

Raggiunse Gesù da sola

Non cercò l’appoggio di nessuno, l’aiuto di nessuno; l’avrebbero scoraggiata, fatta desistere.

Quante volte l’uomo vorrebbe andare a Cristo, ma poi viene scoraggiato nel farlo dall’opinione altrui, dal timore di ciò che gli amici o i parenti possono pensare, dalla paura di perdere chissà cosa.

Riecheggia ancora la stessa frase che alcuni dissero al cieco di Gerico, Bartimeo, quando egli gridava “filgiuol di Davide, abbi pietà di me…” :  “…lo sgridavano perché tacesse…”; “perché importunare il Maestro?”.

Ella però mise da parte ogni ragionamento, consapevole che è proprio nei pensieri che inizia “l’opera” di scoraggiamento, il “pessimismo” spirituale è un terribile ostacolo.

 La donna è spinta da un bisogno personale: lo aveva già condiviso con molti medici e nulla avevano potuto, realizzò allora che se il bisogno era personale, allora doveva essere personale l’incontro con Il Maestro, con Colui che la poteva aiutare.

Erano molti coloro che attorniavano Gesù, molti coloro che Lo toccavano, ma nessuno di loro Lo aveva veramente raggiunto. Perché non è la folla e non sono le masse che vanno a Dio, ma singoli uomini e donne, che decidono, in mezzo al caos della propria vita,  di raggiungerLo.

Così come siamo, a volte proprio soli, possiamo accostarci a Cristo, è vicino come non mai; se aspettiamo l’aiuto di qualcuno, probabilmente non arriverà, se aspettiamo un momento più opportuno,  chissà se vi sarà! In questo modo, perderemo un’altra possibilità di raggiungerLo.

 

Raggiunse Gesù con vera fede

“Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6)

Coloro che desiderano raggiungere Gesù, devono farlo credendo in Lui, con vera fede: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno” (Ebrei 4:16).

Or noi sappiamo che la fede nasce e viene dall’udire La Parola di Dio (Romani 10:17), infatti ci dice il nostro testo che la donna avendo udito parlare di Gesù, venne dietro la folla…”.  La Parola di Dio ci mostra il triste stato in cui riversa l’uomo, ma ci mostra anche l’infinito amore di Dio, della salvezza e dell’aiuto che Egli è pronto a dare a coloro che si accostano a Lui, ed è per questo che La Sua Parola ci spinge ad andare a Lui. Essa è “lo stimolo della fede”, certezza che da Lui otterremo quanto necessario, perché è fedele, buono e misericordioso.

La fede di quella donna non si basava sulla logica umana, non aveva bisogno di conferme umane, non era intrappolata dagli impedimenti, benchè una grande folla attorniava Il Maestro, ella si fa largo tra essa. Mentre la nostra debolezza, lo scoraggiamento interiore e ogni tipo di impedimento possono stringerci da ogni lato, la fede in Cristo apre un varco e ci permette di vederLo e di raggiungerLo.

La donna sa con certezza; perché “la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono” (Ebrei 11:1); che in Cristo v’è salvezza, guarigione, vita eterna; tale certezza è dimostrata nelle sue stesse parole:“se solo riesco…sarò salva”.

 

Raggiunse Gesù e lo toccò

Da sola e con vera fede, la donna raggiunse finalmente Gesù e Lo toccò. Ci fu un contatto con Il Salvatore; avrebbe potuto pregare nel suo cuore, avrebbe potuto rivolgere a Gesù il suo pensiero, ma non fu così; voleva toccare “…non foss’altro che le Sue vesti…”. Quanti sono oggi i cosidetti religiosi che si accontentano di soddisfare la loro coscienza con il pensiero di Dio e di tanto in tanto partecipare ad un vuoto e sterile rituale religioso? Essi sono come quella folla che attorniava Gesù, erano presenti, ma non ottennero nulla da Lui, non realizzarono neanche in minima parte quello che invece la donna realizzò.

Costoro non hanno mai veramente incontrato Il Signore personalmente, non Lo hanno mai conosciuto; non Lo hanno mai ne “visto né toccato”.

Da lontano non sarebbe accaduto nulla, perché Egli non dispensa la Sua grazia senza aver prima un contatto personale con chi Lo sta cercando.

Ad un uomo di nome Zaccheo, che aveva il desiderio di vedere Gesù mentre egli passava, e per farlo salì su un albero; Gesù disse: “Zaccheo, scendi giù, perchè oggi debbo albergare a casa tua”.

Non è sufficiente, se si desidera realizzare l’opera di Dio nella propria vita, essere uno dei tanti, far parte della folla e mimetizzarsi in essa; occorre invece avere un personale incontro con Cristo Gesù Il Signore, un contatto, oggi non più fisico, ma spirituale e profondo che permette di realizzare come la Sua virtù (potenza) entra tangibilmente nella propria vita e la trasforma.

Quando Gesù chiese chi Lo aveva toccato, la donna non potè più restare nell’ombra perché subito dopo averLo toccato, “in quell’istante la sua emorragia ristagnò, ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quella malattia…ben sapendo quello che era avvenuto in lei, venne, gli si gettò ai piedi…”.

Questo passo della Scrittura ci esorta pertanto, a “farci largo” tra i dubbi, le paure, le incertezze che affollano la  mente, ad allungare la  mano della fede e a “toccare” Gesù, per scoprire che dal Suo alto trono Egli ancora dispensa salvezza, perdono, aiuto, guida e potenza nello Spirito Suo Santo. Ci fu una virtù emanata da Lui, Gesù ne fu consapevole e voleva conoscere chi lo aveva toccato ed espresso così vera fede in Lui.

 

Quante volte Gesù passa accanto a ciascuno di noi, e non viene fatto nulla per raggiungerLo, chiamarLo, incontrarLo, toccarLo.

Forse si aspetta un momento più opportuno, mentre è oggi il giorno in cui possiamo ricevere quanto desideriamo e quanto di cui abbiamo bisogno.

Allora possiamo, cosi come siamo, con vera fede, “toccare la Sua veste” ed essere salvati, riempiti di Spirito Santo, guariti.

RaggiungerLo, anche in mezzo al caos della vita, perché se “solo riesci a toccare il lembo della sua veste, sarai salvo”

 

Samuele Faia

 

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