Tre passi per essere salvati

 

I passi indispensabili per ottenere la salvezza mediante la fede in Cristo

Il secondo miracolo riportato nel Vangelo di Giovanni illustra bene la realtà della fede in Cristo (Giovanni 4:43-54). E' interessante notare che in questo episodio vi sono tre espressioni collegate alla fede di un uomo. In due casi viene affermato, in modo specifico, che l'uomo "credette" (cfr. 4:50-53), mentre nel terzo si legge che "pregò" (cfr.4:47)

L'originale esprime un concetto più forte, comunica l'idea della "supplica con fede". I passi di fede compiuti dall'ufficiale del re illustrano quali sono i progressi che un individuo deve compiere nel "processo" di salvezza. Nessuno può essere salvato mediante la fede in Cristo se non compie ognuno di questi tre passi indispensabili.

La fede che viene dall'udire. "Come egli ebbe udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea..." (v.47)

Gli erano state riferite sicuramente le opere potenti di Gesù, molto probabilmente aveva udito del miracolo straordinario della trasformazione dell'acqua in vino, comprese così che si trattava di una persona fuori dal comune.

Forse intravide anche che si trattava del Figlio di Dio, del Messia profetizzato dai profeti dell'Antico Testamento, e immaginò che, se c'era qualcuno in grado di intervenire nella vita del figlio, quello era sicuramente Gesù, Colui che in precedenza aveva compiuto miracoli eccellenti. La Parola di Dio dichiara: "...come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentire parlare, se non c'è chi lo annunci? Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo" (Romani 10:14-17).  Ecco il primo passo per giungere ad una vera esperienza di salvezza: udire il lieto messaggio dell'Evangelo di Gesù Cristo.

 

La fede che si muove.  "...andò da lui..."  (v.47)

Quando dalla potenza della Parola di Dio, nel cuore dell'uomo viene creata la fede, c'è necessariamente un movimento, un'azione verso la persona di Cristo. All'inerzia subentra l'azione, la risposta volontaria e incondizionata della mente, del cuore e della volontà.

La fede autentica nel Figlio di Dio è seguita sempre da un'azione determinata, capace di andare controcorrente, di superare ogni tipo di difficoltà, purché i nostri passi si dirigano verso la persona gloriosa del Salvatore.

Il cristianesimo non è, come alcuni amano definirlo, "l'oppio dei popoli", ma piuttosto un incontro razionale, libero, entusiasmante e, nello stesso tempo, responsabile con il Figlio di Dio; è una deliberata e risoluta scelta del cuore.

Giosuè un giorno esclamò: "E se vi sembra sbagliato servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIgnore" (Giosuè 24:15).

Il Signore, durante la Sua predicazione del Vangelo del Regno, disse ad alcuni: "Venite a me..." (Matteo 11:28); ad altri ordinò: "...Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua" (Luca 9:23); e a coloro che esitavano diceva: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta..." (Luca 13:24).

In questi versi troviamo diversi verbi attivi che richiedono una reazione di fede energica. Ecco il secondo passo che conduce ad una viva realizzazione della salvezza: andare a Cristo.

 

La fede che chiede. "...e lo pregò che scendesse e guarisse suo figlio..."  (v.47)

L'espressione "lo pregò" significa "gli disse", "lo tempestò", "lo implorò". Come già detto, il termine "lo pregò" esprime un concetto molto forte, comunica l'idea della "supplica con fede". Giacomo nella sua epistola scrive: "...molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia" (Giacomo 5:16).

La preghiera dell'ufficiale fu ardente e insistente, espressa nella consapevolezza che Colui al quale veniva presentata era potente ed era l'unico in grado di rispondergli.

Lo Spirito di Dio ci esorta: "...in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiera e suppliche, accompagnate da ringraziamenti" (Filippesi 4:6).

E' indispensabile che la supplica sia accompagnata dall'umiltà e dalla sottomissione. Il profeta Daniele poteva dire: "O mio Dio, inclina il tuo orecchio e ascolta...poiché non ti supplichiamo fondandoci sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia" (Daniele 9:18).

Ecco il terzo passo della fede che conduce in trionfo il peccatore penitente: la preghiera.

Gioacchino Caltagirone

 

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