“Il Signore è vicino. Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie”

(Filippesi 4:6)

 

 

IL CONFORTO DELLA PREGHIERA

 

Pregare nel nome di Gesù non significa buttare parole al vento, anzi prima che siano sulla bocca, esse raggiungono l’orecchio del Dio vivente, attento ai nostri sospiri.

La stolta illusione dell’idolatria potrebbe anche far pensare che una statua o una reliquia possano mutare delle circostanze terrene. La sua grande vanità rimane, tuttavia, nell’incapacità di arrecare un profondo e duraturo sollievo all’anima.

Il conforto che il credente ha nell’invocare il nome di Dio è invece sostanziale: non soltanto il Signore può cambiare le situazioni, ma è potente da acquietare la sua mente e santificare i sentimenti di chi Lo supplica nella consapevolezza della propria indegnità. Ecco la completa efficacia della preghiera cristiana: solleva il cuore di chi vive in questo mondo, ma innanzitutto eleva lo spirito di chi è diretto verso la gloria celeste, in preparazione dell’imminente venuta di Gesù per prendere la Sua Chiesa.

I redenti sanno che il Padre celeste conosce le loro necessità materiali e spirituali ma, in umile dipendenza, Gli rendono note le loro richieste, esercitando così fede in Dio, innalzandolo al di sopra del fato e della loro stessa volontà.

Questa preghiera viva e vissuta affranca dalle sollecitudini e ritempra per lodare il Redentore con gratitudine, fra ogni avversità.

 

 

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