PIENAMENTE APPAGATO

Mi chiamo Mosè e sono nato in una famiglia cristiana evangelica, fin da piccolo sono  cresciuto con gli insegnamenti della Bibbia. Sentivo parlare di Gesù che era morto sulla croce per ogni uomo, ma non lo avevo conosciuto personalmente e all’età di tredici anni ho abbandonato la chiesa che frequentavo perché ero stanco di sentir parlare di Gesù. Volevo divertirmi come facevano i miei compagni di scuola, provare le loro emozioni andando in discoteca, tornare a casa a qualsiasi ora, insomma essere libero di fare quello che volevo. Stando con loro cominciai a essere come loro, diventai un ragazzo ribelle, quando camminavamo per il centro di Bologna ogni pretesto era buono per fare a botte, persino se uno ci guardava con attenzione, noi potevamo aggredirlo. In casa, con i miei, nessuno doveva e poteva dirmi niente che io subito mi arrabbiavo.

L’incidente

Un giorno, molto nervoso a causa di una lite con una ragazza che frequentavo, cominciai a girare con la moto nel quartiere Pilastro, dove, proprio a pochi metri da casa, feci un incidente con un’auto. Tutto avvenne così in fretta che non sapevo cosa stava  succedendo: ricordo di essere volato dalla moto e caduto a terra, con la paura che mi sarebbe venuta addosso con il suo peso di novanta chili, invece essa mi superò e cadde a terra distante da me qualche metro. In quel momento non riflettei su ciò che mi era capitato, ma in ospedale sentivo che mia madre diceva che dovevo ringraziare il Signore, perché mi ero “solo” rotto un femore, mentre invece avrei potuto morire sul colpo. Solo in quel momento ho considerato che la mano di Dio era stata su di me. Nonostante questo, dopo essermi ripreso, cominciai di nuovo ad uscire con i miei compagni di sempre, cercando di divertirci come al solito. Ma non capivo perché quando stavo con loro ero allegro e felice e, quando tornavo a casa mi sentivo solo e triste, solo ora comprendo che quando Gesù non è nel cuore, c’è solo tristezza e solitudine.

A diciassette anni

All’età di diciassette anni incontrai un fratello della chiesa evangelica (io non sapevo che il Signore mi stava chiamando), che mi disse di aver bisogno di un operaio nella sua officina, e io accettai di lavorare con lui. Non nascondo la mia difficoltà, soprattutto all’inizio, perché spesso durante il lavoro, si ascoltava Radio Evangelo e dovevo “subire” cantici, testimonianze e predicazioni della Parola di Dio, ma io continuavo per la mia strada. Dopo un po’ di tempo, egli cominciò a parlarmi di Gesù, che mi amava e voleva liberarmi dal peccato e darmi la vita eterna, ma io rimanevo fermo nella mia posizione, rispondevo che non mi interessava, anche se lui continuava ad invitarmi ad andare con lui alla riunione di culto. Un giorno mi disse che c’era un culto speciale, per accontentarlo vi andai.

“Quando permisi a Gesù di entrare nella mia vita”

Mi recai in chiesa con i miei genitori e quel giorno per me fu davvero speciale, ascoltai la Parola di Dio e sentii nel mio cuore il peso del peccato che mi opprimeva e, nel frattempo, la voce di Gesù che mi invitava ad accostarmi a lui, permisi a Gesù di entrare nella mia vita per essere non solo il Mio Salvatore ma anche il Mio Signore. All’improvviso, sentii il peso del peccato scomparire dal mio cuore, e la pace e la gioia del Signore, che non avevo mai avvertito, invasero l’anima mia, mentre io affidavo la mia vita alle mani di Gesù. Da quel momento ho cominciato a servire il Signore con tutto il cuore, non so bene come avvenisse questo, ma più stavo in comunione con Gesù, più i miei pensieri e le mie azioni sporche, mondane, piene di peccato cominciavano a scomparire, ciò che desideravo del mondo e che sembrava appagarmi, stava venendo meno nella mia vita. Il Signore mi stava riempiendo della sua presenza, mediante l’opera dello Spirito Santo, e mi guidava con la Sua Parola: ora il mio cuore divenne pienamente appagato dalla presenza di Gesù, e non cercavo più le cose del mondo. Quando i miei compagni mi cercavano per uscire con loro, rispondevo che ero impegnato per andare in chiesa. Un giorno mi chiesero che cosa era successo, perché non mi riconoscevano più, mi vedevano cambiato e non capivano. In quel giorno, proprio sotto casa mia dove qualche mese prima parlavamo di cose volgari e sporche, ora stavo parlando ai miei compagni di Gesù e di quello che Egli aveva fatto nella mia vita, di come Egli fosse entrato nel mio cuore in modo reale e tangibile, e di come io parlavo con lui, proprio come stavo parlando con loro quella sera. Conclusi affermando che quello che stavo sperimentando io, lo potevano realizzare anche loro, se avessero creduto in Gesù. Da quel giorno ognuno continuò per la sua strada. Ringrazio Dio perché mi ha liberato da quella condizione degradata spiritualmente. Dopo circa un anno che avevo accettato il Signore, ho fatto il battesimo in acqua, promettendogli di servirlo “per vita e per morte”, nella vita attuale e in quella futura.

Le prove

Ringrazio il Signore, perché mi ha provveduto mia moglie e due bambini, e insieme Lo serviamo nella Chiesa di Carpi dove abitiamo. Cinque anni fa il Signore mi ha donato il battesimo nello Spirito Santo, e posso dire che ogni giorno sento la sua presenza nella mia vita perché Egli non ci lascia e non ci abbandona. Purtroppo le prove e le difficoltà ci sono. Ricordo che, dopo tre mesi di matrimonio, mentre tornavamo a casa dopo una riunione in chiesa, facemmo un incidente e io non cominciai a ribellarmi o a chiedere perché il Signore lo avesse permesso, anzi, Lo ringraziai perché il Signore mi diede il tempo, mentre una parte della macchina prendeva fuoco, di scendere e tirar fuori mia moglie che era svenuta. Grazie a Dio, in quel momento non passavano altre auto e quindi, posso dire che la mano del Signore fu con noi, ci aveva preservato da mali peggiori. Una volta non avrei affrontato un problema del genere con la stessa serenità. D'altronde, Gesù nella sua Parola non ci dice che saremo immuni da prove e difficoltà, ma che le affronteremo e le supereremo con il Suo aiuto:  “… nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi animo Io ho vinto il mondo”. (Giovanni 16:33).

Ora lo scopo della mia vita è servire il Signore con tutto il mio cuore, e donare tutto me stesso nelle sue mani, affinché possa rimanergli fedele fino alla fine per incontrarlo e stare con Lui per tutta l’eternità.

 

Mosè Cioffo

 

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